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Ognuno sta solo sul cuore della terra trafitto da un raggio di sole. ED E' SUBITO SERA.(Quasimodo) %%%%%% SOLDATI Si sta come d' autunno sugli alberi le foglie. (Ungaretti) > <
30 gennaio 2020
Il senso dell'amicizia invecchia con noi.

Chi trova unamico trova un tesoro, dice il proverbio. Ma il modo di intendere l’amiciziacambia man mano che si invecchia, almeno per me è stato così.

Da piccola,erano miei amici tutti i compagni e le compagne di gioco senza distinzione; neltempo libero dai compiti e dalle lezioni, uscivo di casa e chiunque fosse neiparaggi con una palla, una corda, una bambola, un barattolo con le bolle disapone era l’amico giusto per passare qualche ora spensierata. Certo però nonriuscivo a considerare amici quelli che si mostravano  prepotenti o maleducati.

Quando peròsono cresciuta un po’, ho cominciato ad essere più selettiva e la mia cerchiadi amicizie si è ridotta drasticamente: avevo solo due o tre amiche e compagnedi scuola con cui mi incontravo più spesso per studiare, per giocare o perchiacchierare di tante cose: di spettacoli TV, di piccoli pettegolezzi, deicompagni di scuola e dei professori, delle prime simpatie verso i ragazzi piùcarini, che ci si accontentava di guardare da lontano.

L’amica delcuore è arrivata solo qualche anno dopo e allora appena potevamo ciincontravamo: bastava una breve corsa in bicicletta e andavo a casa sua. Ciaccoccolavamo sotto un grande albero nel suo ampio giardino/frutteto e ciraccontavamo pensieri, speranze, sogni, progetti più o meno utopistici, paureper un avvenire che non sapevamo ancora immaginare. Parlando sgranocchiavamoqualche qualche ciliegia, qualche albicocca, qualche “marustican“ ancora acerboe piacevolmente scrocchiante sotto i denti, mentre la bocca ti si riempiva diacquolina. Forse è da quei momenti che mi deriva uno strano gusto per la fruttanon troppo matura.

Poi la vita miha sradicato dal mio paese natale e da quelle mie amicizie giovanili, che  ho perso di vista, presa dalle tante incombenzee dagli affanni di dovermi adattare ad una nuova vita, a nuovi luoghi, a nuoviincontri.

Allora sonosubentrate le amicizie di vicinato e con le colleghe di lavoro.  Ho sempre trovato modo di instaurare rapportisolidali con le mie vicine, alle quali affidavo i miei bimbi quando eranoancora troppo piccoli per andare alla scuola materna; spesso  trascorrevamo piacevoli serate preparando egustando insieme semplici cenette: era molto più semplice e più rilassantescambiarci questi inviti piuttosto che andare al ristorante e dover controllareche i nostri piccoletti non turbassero la quiete del locale.

Con lecolleghe (in un periodo in cui ogni insegnante considerava la propria classe unsuo piccolo regno esclusivo) in genere  riuscivo a stabilire rapporti cordiali, masolo con alcune, poche, ho potuto veramente collaborare anche per sperimentarenuovi modi di organizzare le nostre classi. Un prerequisito indispensabile erasaper condividere non solo obiettivi e metodi di insegnamento, ma avere anchelo stesso approccio didattico, la stessa disponibilità a mettersi indiscussione e a cercare il modo migliore di affrontare i problemi.

Ora chesiamo in pensione, ci si incontra molto raramente eppure siamo rimaste insintonia: anche se non ci si vede per mesi, ad ogni incontro si riallaccia ilfilo dei ricordi e dei sentimenti e ci si sente vicine come un tempo.

Leggevoqualche giorno fa (ed è stato proprio quell’articolo a suggerirmi questeriflessioni) che le amicizie tra donne sono molto diverse da quelle che siinstaurano tra  uomini: questi ultimiinfatti hanno amicizie legate ad attività svolte insieme: gli amici del bar concui si gioca a carte, gli amici del calcetto, gli amici delle escursioni inmontagna… Per le donne invece l’amicizia è mettere in comune le proprie anime eper questo sono più durevoli (anche se non mancano le delusioni) e quasiterapeutiche.

 

 

 




permalink | inviato da grandmere il 30/1/2020 alle 10:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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