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Ognuno sta solo sul cuore della terra trafitto da un raggio di sole. ED E' SUBITO SERA.(Quasimodo) %%%%%% SOLDATI Si sta come d' autunno sugli alberi le foglie. (Ungaretti) > <
30 agosto 2017
Mio padre e le sue passioni
Il mio contributo a Per Lunga Vita: http://www.perlungavita.it/voci-dalla-rete/io-e-il-computer-di-diana-catellani/1108-mio-padre-e-le-sue-passioni



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1 novembre 2016
Chi fece rinascere l'Europa....
Chi fece rinascere l'Europa.

Le testimonianze di quel tempo forse perdute per sempre....



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8 settembre 2016
Le macchine non si mangiano...
Leggevo che qualche giorno fa che in Italia è stata fatta una buona trasmissione  Rai sui rischi legati al progressivo aumento dell'automazione e dei computer, che fanno diminuire sempre più i posti di lavoro.
D'altra parte però la popolazione mondiale cresce a ritmi preoccupanti e uno dei bisogni primari da soddisfare è quello della nutrizione.
Ma come si fa a comprare il cibo se non si ha un lavoro per guadagnare? Spero che arrivi presto una soluzione.

Questo però mi ha riportato alla mente un episodio della mia infanzia. Eravamo alla fine degli anni 50 e nel paese c'era molta gente che lasciava la terra per trasferirsi in città a lavorare nelle industrie o nei servizi. Un giorno, venuta a sapere di un'altra partenza, mia madre disse: - Ragass, ma il machini i'n s' magnen mia! Se ninsun lavora più la tera cusa magnaran la gent! (traduzione: Ragazzi, le macchine non si mangiano. Se nessuno lavora più la terra, cosa mangerà la gente?-

In attesa delle soluzioni di quelli che governano il mondo, suggerirei pertanto  ai giovani  di prepararsi per intraprendere in modo moderno un mestiere antichissimo: lavorare la terra per produrre cibo per sè e per gli altri e il nostro paese , favorito dal suo clima, può offrire nuove opportunità. 
Direi inoltre che tutta la filiera alimentare andrebbe tenuta in considerazione. 
Vedo infatti come  qui a Londra  il cibo italiano sia cercato, apprezzato e venduto a caro prezzo, anche se non sempre di qualità eccelsa.

Ritorniamo alla Madre Terra , che forse non ci tradirà.



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5 maggio 2016
Fu vera gloria?



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DIARI
25 gennaio 2016
Come eravamo.....
Gli impiegati pubblici infedeli possono essere sospesi in 48 ore , licenziati nel giro di un mese e , se il dirigente non prende provvedimenti, potrà essere sanzionato a sua volta.

C'è chi dice che le leggi c' erano già.....però 20 anni fa un capufficio che avesse osato tentare di  ristabilire un minimo di correttezza in un ufficio paragonabile a quello di Sanremo, rischiava le ire del sindacato, e poichè i Dirigenti provinciali e regionali avevano bisogno dell' appoggio sindacale per le loro personali carriere, ecco che il capufficio in questione veniva coinvolto in una serie infinita di ispezioni e di provvedimenti disciplinari (quali trasferimento d'ufficio).

Non sto parlando di casi ipotetici, ma di ciò che realmente è accaduto a mio marito. Addirittura arrivarono a mettere in scena degli ammanchi di cassa , il primo dei quali fu ripianato a metà col vice-capo (per responsabilità oggettiva) e il secondo fu prontamente sventato facendo sospendere le attività dell' ufficio fino alla ricomparsa della mazzetta sottratta poco prima.

Fino ad allora chi finiva in questo tritacarne, si era sempre arreso, chiedendo il pensionamento anticipato. Nel caso n questione invece la persecuzione durò ben sei anni, durante i quali nei fine-settimana o nei periodi di vacanza c' era sempre un verbale di ispezione da confutare o una difesa da presentare alla Direzione Centrale.

Naturalmente io aiutavo mio marito nella preparazione di queste "memorie", dato che l' avvocato a cui ci eravamo rivolti in un primo momento riuscì a far scadere i termini di un ricorso (forse perchè il sindacalista aveva saputo a chi ci eravamo rivolti?).

Non so quale efficacia operativa avranno le nuove norme, ma certo è che saranno sempre meglio di quelle che ci siamo lasciati alle spalle.



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23 novembre 2015
Storia e storie.



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26 luglio 2015
Era d' estate tanto tempo fa....
Era d’ estate….tanto tempo fa… Avevamo finito di pranzare. Io avevo aiutato a sparecchiare, ad asciugare le posate e a pulire i fornelli . Mia madre continuava a riordinare la cucina, mio padre era sulla poltrona pronto per schiacciare un pisolino; gli altri erano già usciti per andare al lavoro. Io andai al piano di sopra , feci scendere la scaletta retrattile e salii in soffitta: mi piaceva andare a frugare tra vecchi libri e oggetti non più in uso. Lassù faceva un gran caldo, allora aprii la finestrella di un abbaino, che dava sul tetto, nella speranza di far entrare un filo d’ aria, ma non era così, anzi le tegole infuocate rendevano l’ aria irrespirabile. Quel giorno mi azzardai a uscire dall’ abbaino e a sedermi sul suo piccolo davanzale: il sole a picco infuocava la pianura e cancellava le ombre, le strade deserte erano inondate da una luce violenta , i prati attorno (c’era lì vicino il campo da calcio) erano rinsecchiti e sugli alberi non si muoveva una foglia. Si sentiva solo il frinire incessante e monotono delle cicale, tutti gli altri animali cercavano scampo al gran caldo dormendo. Da quell’ insolito punto di osservazione il paese, nella sua immobilità, sembrava una cartolina tridimensionale , ma io conoscevo chi abitava dietro quei muri, sotto quei tetti….e di tanto in tanto arrivava una voce che io riconoscevo bene. In quella solitudine lasciai briglie sciolte alla mia fantasia di bambina (avevo circa 11 0 12 anni) e immaginai storie fantastiche in cui io diventavo una lucertola, che si crogiolava al sole. Ho ripetuto quel gioco altre volte, ma nessuno lo ha mai saputo, altrimenti chissà quali strepiti avrei sentito. Quando il caldo diventava insopportabile, scendevo dalla soffitta e mi ritrovavo nella penombra della zona notte, in cui le finestre rimanevano accuratamente chiuse per tutto il giorno e venivano aperte solo dopo il tramonto. Al piano terra la temperatura era più sopportabile, ma in assenza di condizionatori e ventilatori (ricordo che da piccola si vedevano i ventilatori solo quando si andava a recitare il rosario nelle veglie funebri, accanto al cadavere del poveretto che aveva avuto la sventura di morire in quei giorni soffocanti), si sudava anche stando fermi e si era tentati di stare a braccia sollevate, proprio come facevano le galline che tenevano le ali e il becco aperti. Nella mia infanzia abitavo in una casa senza acqua corrente e allora c’ era sempre a disposizione un secchio d’ acqua, attinta dal pozzo, con il mestolo a portata di mano a disposizione di tutti per alleviare l’ arsura. Non avevamo allora il frigorifero e tutto il cibo andava consumato in giornata. Ricordo le cene a base di pane e cocomero, lasciato per ore al fresco nel pozzo dentro al secchio o nel lavandino pieno d’ acqua. Al mattino le donne del cortile riempivano con acqua dei mastelli che lasciavano al sole tutto il giorno, così, la sera, quando gli uomini tornavano dal lavoro potevano trovare acqua tiepida per le loro abluzioni all’ aria aperta. In quei momenti c’ era chi chiamava in aiuto i figli per cacciare le zanzare sempre in agguato dopo il tramonto. Ogni tanto allora sentivi lo schiocco di una sberla e una voce infantile esultante che gridava :- Presa!!! Già, le zanzare!!!! Erano un vero tormento e la sera non potevi accendere la luce se le finestre erano aperte…. A questo proposito ricordo un episodio del tutto particolare. Quell’ estate (io ero sposata da anni e vivevo in Brianza) ci eravamo trasferiti dai miei nella bassa reggiana, perché mio marito, siciliano, aveva avuto l’ assegnazione provvisoria di un ufficio in quella zona. Mio marito ha avuto via via vari hobby e in quel momento si dilettava di pittura ad olio. Così una sera, si ritirò nella stanzetta al piano superiore in cui aveva sistemato le sue attrezzature e , poiché faceva molto caldo, pensò bene di spalancare la porta finestra. Io ero al piano terra con tutti gli altri a guardare la tivù con le finestre rigorosamente chiuse. A un certo punto alzando per caso gli occhi vidi che il soffitto della stanza non era più bianco, ma grigio, anzi quasi nero e subito non capii, poi mi bastarono pochi secondi per realizzare quanto stava accadendo e mi precipitai al piano di sopra. Lì vidi mio marito intento a dipingere , incurante della fitta nube di zanzare che lo avvolgeva e che aveva riempito quella stanza e la casa intera.



permalink | inviato da grandmere il 26/7/2015 alle 6:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
CULTURA
13 aprile 2015
A proposito del genocidio armeno...
Dopo e parole di Papa francesco che hanno tanto fatto irritare la Turchia, credo sia inevitabile documentarsi un p' di più su quanto accadde cento anni fa non tanto lontano da qui. Per questo segnalo questo link: http://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_armeno Mi scuso per non poter utilizzare la funzione ipertestuale , ma il Cannocchiale oggi non me ne dà la possibilità... Quello che colpisce , oltre all' enorme numero di vittime, è il fatto che se ne abbia notizia solo per l' opera coraggiosa di un militare tedesco, che assistette agli avvenimenti e che fotografò le torture, le impiccagioni, le marce della morte, sfidando autorità turche e gerarchie militari tedesche.



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28 dicembre 2014
Nella Sicilia di fine '800



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27 settembre 2014
Via Villabianca n. 5
Ieri , dopo aver accompagnato Davide alla lezione di nuoto, sulla strada del ritorno ho fatto una piccola deviazione per ripercorrere la via Villabianca, dove ho vissuto fino all' età di 11 anni.
Nel primo tratto nulla è cambiato tranne l' aspetto esterno delle case, che sono state tutte più o meno ristrutturate. 
Là dove la strada svolta a destra c' è ancora il casale dove sono nata. Ora la facciata è tutta rinnovata; c' è un cancello davanti all' ingresso del cortile e su di esso c' è un cartello con la scritta "VENDESI". Ho potuto solo dare una rapida occhiata al cortile dove, nella bella stagione, mia madre disponeva il mastello del bucato, stendeva i panni e io saltavo con la corda o giocavo a palla... e c' è ancora il rustico dove tenevamo i conigli, le galline e il maiale

La cosa strana è che tutto sembrava così piccolo, sia la strada ,ora asfaltata, che  le case dei vicini di un tempo  e  tutto pareva uscire dalle pagine di un vecchio libro rimasto chiuso per tanti anni.

Mi ha fatto piacere  ritrovare l' atmosfera di quieta serenità che ricordavo.



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31 agosto 2014
Ieri..... e oggi....
Arrivavo la mattina presto con la bici, che lasciavo nel deposito gestito da due anziane sorelle. Lì trovavo le mie amiche che venivano dai paesi vicini non serviti dalla ferrovia. In inverno avevano i capelli , sfuggiti ai copricapo, trasformati in ghiaccioli che formavano attorno alle loro teste una specie di diadema, che si scioglieva in pochi istanti. Insieme ci avviavamo verso la stazione per andare a scuola in città.

Quella piccola stazione era un po' il vanto del mio paese, un piccolo centro della bassa reggiana. Rappresentava il nostro collegamento col mondo e ci lavoravano parecchie persone. C'era un capostazione , che  abitava al piano superiore, mentre negli uffici al piano terra si vedeva l' andirivieni di vari impiegati.  La sala d' attesa era gremita di studenti coi loro libri legati con l' elastico, da impiegati e insegnanti con le loro cartelle e dalle magliaie e dalle camiciaie, che a quel tempo lavoravano a domicilio e che portavano alle fabbriche di Carpi il prodotto del loro lavoro legato dentro a enormi fagotti.
All' arrivo del treno ( a quell' ora mattutina c' era spesso una vecchia e sbuffante locomotiva a vapore coi sedili di legno ) la stazione si svuotava , ma solo per un po': le auto erano ancora poche e chi doveva spostarsi si serviva del treno.
Ho rivisto stamattina quella stazioncina : le finestre chiuse  al piano superiore , gli uffici deserti e inaccessibili al piano terra, l' assenza di una biglietteria  (sostituita da una macchinetta)  davano un' impressione di abbandono totale. La sala d' attesa, pur se decorata con bei disegni stile "writers", era insudiciata da deiezioni (sperabilmente canine) e i pochi viaggiatori , tutti stranieri tranne mia figlia, mio nipote ed io, non potevano certo usufruirne.

Da un cartello ho appreso che la pulizia dei locali è affidata al Comune, che evidentemente non può assicurare un servizio di sorveglianza continuativo e così il degrado avanza inesorabile....



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DIARI
27 luglio 2014
D'estate...tanto tempo fa...
Un mio post (non nuovo , ma estivo) per il sito "PER LUNGA VITA" dell'amica Lidia Goldoni



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